Dr. Ruggero Trevisan Medico Chirurgo Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Dr. Ruggero TrevisanMedico Chirurgo Specialista in Ostetricia e Ginecologia

Tratto da : " Il corretto uso dei farmaci in gravidanza."       

Curarti è importante per la tua salute e quella del tuo bambino

Puoi affrontare malattie che richiedono terapie farmacologiche con serenità:non sono incompatibili con la tua condizione.

 

 

 

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha condotto con i massimi esperti del settore,

uno studio e una analisi della principale letteratura scientifica internazionale sulla salute della donna e sull’efficacia e la sicurezza delle terapie farmacologiche prima, durante e dopo la gravidanza. La seguente è una guida utile per soddisfare alcuni tra i dubbi più comuni che riguardano le terapie farmacologiche in una fase importante della tua vita di donna:

È sicuro usare farmaci se sto pensando di avere un bambino? E se sono in gravidanza o sto

allattando al seno? Cosa succede se mi ammalo e ho necessità di curarmi? Troverai anche consigli pratici e indirizzi utili per ulteriori approfondimenti. Vi è un sito internet (www.farmaciegravidanza.gov.it) ricco di contenuti informativi su oltre 80 patologie e sulla loro gestione nel corso della gravidanza.

Ricorda comunque che le informazioni contenute in questo opuscolo non sostituiscono in alcun modo

il tuo medico, al quale dovrai rivolgerti prima di iniziare o sospendere qualsiasi terapia farmacologica.

 

 

Prima del concepimento

 

Profilassi e Check-up

Se non sei ancora incinta, ma hai intenzione di avere un bambino, pianifica

un check-up e discuti con il tuo medico dei farmaci che utilizzi occasionalmente

o spesso e delle tue abitudini di consumo di caffeina, alcool e fumo.

È molto importante che continui a trattare i tuoi problemi di salute durante

la gravidanza. Sarà il medico a dirti se devi modificare la terapia.

A parità di efficacia terapeutica, infatti, ti indicherà i farmaci più sicuri,

ad esempio quelli più studiati e in commercio da più tempo, su cui sono

disponibili maggiori informazioni relative all’efficacia e alla sicurezza.

La gravidanza determina cambiamenti fisiologici significativi che incidono su alcune

proprietà dei farmaci: alcuni possono avere gli stessi effetti a dosaggi ridotti,

altri ne richiedono un graduale aumento.

Acido Folico

Le donne in età fertile (dai 15 ai 45 anni circa) dovrebbero assumere

quotidianamente acido folico e seguire un’alimentazione ricca di folati,

per ridurre il rischio di malformazioni congenite.

L'acido folico e i folati sono vitamine del gruppo B coinvolte nella sintesi

di molecole importanti come DNA, RNA e proteine. Sono essenziali, quindi,

per le cellule che vanno incontro a processi di differenziazione e rapida

proliferazione e, in particolare, durante la formazione dell’embrione.

L'assunzione di 0,4 mg al giorno di Acido Folico prima o durante la gravidanza

è fortemente raccomandata per prevenire o ridurre l'insorgenza di malformazioni

fetali, in particolare i difetti del tubo neurale. In caso di specifiche patologie

o in casi selezionati (epilessia, diabete, alterato assorbimento gastro-enterico)

è consigliata l’assunzione di 4-5 mg al giorno.

Ricorda che, nelle prime settimane di gestazione,potresti non sapere di essere incinta.

 

In gravidanza

 

Se ti ammali in gravidanza

Nel decidere se usare o meno un farmaco in gravidanza, dovrai valutare

con il medico i benefici e i rischi connessi al suo impiego.

In certi casi durante la gravidanza assumere medicine è una scelta.

Per esempio, se prendi il raffreddore, puoi decidere di non usare un farmaco

decongestionante del naso.

Altre volte, invece, potresti aver bisogno di ricorrere ai farmaci per pochi giorni o

anche per un periodo più lungo. In questi casi curarti preserva te

e il tuo bambino da conseguenze più gravi.

Se sei in cura per patologie importanti

Se sei in cura per una patologia cronica (depressione, asma, diabete, epilessia

ecc.), non interrompere o modificare l’assunzione di farmaci di tua iniziativa.

Non curarti potrebbe essere più pericoloso per te e di conseguenza per il feto,

che assumere il farmaco di cui hai bisogno. I fogli illustrativi dei medicinali

elencano i rischi per le donne in gravidanza o che vogliono avere un figlio.

Ma è sempre opportuno confrontarti con il medico per la scelta del farmaco

che fa per te. Con una adeguata informazione potrai misurarti consapevolmente

con i tuoi valori e le tue esperienze e scegliere tra le soluzioni possibili.

 

 

 

 

Durante l’allattamento al seno

 

Il latte materno è l’alimento ideale per una buona crescita e una buona salute

del tuo bambino.

Quasi tutti i farmaci passano nel latte materno, ma nella maggior parte

dei casi il neonato ne assorbe una quantità molto bassa, che non comporta

rischi di effetti indesiderati.

Raramente, quindi, l’assunzione di farmaci richiede la sospensione

(temporanea o definitiva) dell’allattamento.

La quantità di medicinale che passa nel latte dipende comunque

dalla tipologia di farmaco, dalla dose assunta e dalla durata della terapia.

Per ridurre la quantità di farmaco presente nel latte può essere utile assumerlo

subito dopo una poppata, in quanto il picco ematico (il momento in cui il principio

attivo raggiunge la maggiore biodisponibilità nel sangue) avviene tra 1 e 3 ore

dall’assunzione orale.

Se prendi il farmaco una volta al giorno, fallo dopo il pasto che precede

il riposo notturno.

Se possibile, lascia trascorrere un intervallo di 3-4 ore tra l’assunzione

del medicinale e la poppata successiva.

In genere, i farmaci che non si possono somministrare in allattamento

non possono essere prescritti neppure in gravidanza.

L’assunzione di un medicinale durante l’allattamento deve essere

una tua scelta consapevole, supportata da una informazione corretta.

Quali sono le patologie più comuni e come curarle

Anemia

L’anemia è una condizione caratterizzata da diminuzione di emoglobina nel sangue,

che causa un calo delle quantità di ossigeno nei tessuti del corpo umano. I sintomi

più comuni sono: pallore della pelle,debolezza, tachicardia, vertigini, mal di

testa. Durante la gravidanza, il volume del sangue materno aumenta, ma diminuisce

la concentrazione di globuli rossi e di emoglobina.

Dopo il terzo mese di gravidanza, il fabbisogno di ferro aumenta per compensare

anche le necessità del bambino.

L’anemia da carenza di ferro è un disturbofrequente: ne soffre il 40% delle future

mamme. Non appena scopri di aspettare un bambino, fai gli esami del sangue

(emocromo, sideremia, ferritinemia e transferrinemia)per scoprire quanto ferro hai

nel tuo organismo. Se non hai problemi di anemia, fai comunque gli esami del sangue

tra la 28esima e la 32esima settimana e ancora tra la 33esima e la 37esima settimana.

Il valore di emoglobina al di sotto di 10 g/dl è il campanello d’allarme per

l’anemia. Per contrastare l’anemia e assumere le quantità di ferro di cui hai bisogno,

segui una dieta adeguata e personalizzata, a base di carne (specie

quella rossa), uova, pesce (specie tonno,merluzzo e sardine), cereali, legumi e verdura

a foglia verde (spinaci, cavoli, lattuga,cicoria, broccoli). L’assorbimento del

ferro migliora se mangi alimenti ricchi di vitamina C. L’acido folico è un valido aiuto

per una forma particolare di anemia chiamata “megaloblastica” (caratterizzata da

un processo di formazione dei globuli rossi(inefficace).


Asma

L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie respiratorie che provoca respiro

sibilante e fischiante, difficoltà nel respirare, senso di costrizione toracica e

tosse. Durante la gravidanza, circa un terzo delle future mamme può soffrire di

riacutizzazione della malattia. A causa dei cambiamenti ormonali, nel primo e nell’ultimo

mese di gravidanza, il rischio di attacchi asmatici è minore. Dopo tre mesi

dal parto, i sintomi dell’asma si attenuano e si ristabilisce la condizione di salute precedente

la gravidanza. In caso di sintomi molto sporadici e di breve durata, in genere,

non è richiesto alcun trattamento farmacologico continuativo. La terapia farmacologica

dell’asma si avvale di farmaci di fondo – che vengono assunti quotidianamente

per migliorare la funzione polmonare e prevenire le riacutizzazioni – e di

farmaci sintomatici per il trattamento dei sintomi acuti.

Dermatite

La dermatite è una malattia della pelle che provoca irritazione e infiammazione in diverse

sedi del corpo. I sintomi sono arrossamenti,pruriti, gonfiori, vescicole e

lesioni. I cambiamenti ormonali e del metabolismo,tipici della gravidanza, possono

provocare alterazioni a livello di pelle, unghie e capelli, modificando la pigmentazione,

la vascolarizzazione e l’innervazione. L’aumentata produzione di ormoni, quali estrogeni e progesterone,

può determinare la comparsa di macchie scure sulla pelle, specie sulla zona delle

areole mammarie, dei capezzoli, dei genitali e delle ascelle. Anche la linea alba, la

zona compresa tra ombelico e pube, tende a divenire più scura e per tale motivo è definita

“linea-nigra”. Possono diventare più scuri pure cicatrici, nei e lentiggini. Le

macchie al viso, alle guance e alla fronte sono piuttosto frequenti e l’esposizione ai

raggi solari ne può aumentare il colore scuro. Dal quarto mese, per effetto di

cambi ormonali e variazioni di peso, sul tuo corpo possono comparire le “strie gravidiche”

o “smagliature”, vale a dire striature di colore rosa-rosso o violaceo che si

manifestano in particolar modo sulla pancia,il seno e l’interno coscia. Possono

comparire peluria al viso, aumento della sudorazione, fragilità di unghie, caduta di

capelli e vene varicose. Dopo il parto le macchie scure sulla pelle schiariscono

spontaneamente e scompaiono progressivamente nel corso dei mesi successivi; i

capelli possono diradarsi per poi ricrescere spontaneamente dopo alcuni mesi; la peluria

al viso scompare progressivamente.Per tali condizioni, in genere, non è necessario

ricorrere a farmaci. L’eventuale trattamento farmacologico dipende dallo

stadio della malattia e dalla gravità della sintomatologia e mira soprattutto a controllare

il prurito.

Diarrea acuta

La diarrea è caratterizzata da una perdita dell’abituale consistenza e/o da un aumento

della fluidità delle feci. Se si tratta di un problema temporaneo, potrebbe essere

sufficiente modificare la tua dieta. La diarrea acuta è invece definita dalla presenza

di 3 o più scariche di feci liquide per due o più giorni consecutivi. Le cause possono

essere molteplici, dall’alimentazione ai cambiamenti ormonali, agli sbalzi di

temperatura fino a situazioni più gravi come il contagio influenzale o altre malattie

infettive. In caso di sintomatologia acuta associata a febbre resistente alla terapia

è importante eseguire un esame delle feci per escludere la presenza di infezioni

batteriche. In caso di infezione dovuta a un microorganismo specifico sarà

necessaria una terapia antimicrobica specifica (antibiotica o antiprotozoaria). La terapia

farmacologica sintomatica include i probiotici, utili per ripristinare la flora intestinale,

gli absorbenti intestinali e il loperamide.

Disturbi d’ansia e disturbi depressivi

L’ANSIA è una reazione d’allarme che si manifesta fisiologicamente nell’individuo in situazioni

stressanti o di pericolo. I sintomi  sono: difficoltà di concentrazione, irritabilità,

agitazione, ma anche difficoltà nella respirazione, palpitazione, sudorazione e

senso di vertigine. In gravidanza, circa il 20% delle future mamme presenta sintomi

d’ansia di una certa importanza, che nella maggior parte dei casi si mantengono

anche dopo il parto. Alcuni studi hanno osservato un maggior rischio di ritardo

di crescita intrauterina e parto prematuro nelle gravidanze di donne che

soffrono di disturbi d’ansia.

I DISTURBI DEPRESSIVI(Disturbo Depressivo Maggiore e Distimia) rientrano tra i disturbi

dell’umore. Insorgono di solito in età fertile, tra i 20 e i 40 anni di età. Sono

caratterizzati dalla presenza di uno o più episodi di depressione in assenza di episodi

maniacali. La prevalenza dei disturbi depressivi è pari a circa l’8-10% in corso

di gravidanza e circa il 13% delle donne soffre di tali disturbi durante l’anno successivo

il parto (depressione post-parto).

La terapia dei disturbi dell’umore in gravidanza è fondamentale in quanto, se non

trattati, si associano a complicanze materne e fetali. Il trattamento si basa sulla

terapia farmacologica e la psicoterapia. Se soffri di disturbi d’ansia o di disturbi depressivi,

affidati alle cure degli specialisti.

Psichiatra, ginecologo, teratologo, genetista,neonatologo e pediatra, lavorando assieme,

sapranno come aiutarti.

L’assunzione dei farmaci contro i disturbi d’ansia e i disturbi depressivi deve essere

sempre monitorata dal tuo medico, perché la gravidanza determina cambiamenti

anche nell’assorbimento e nell’eliminazione del farmaco dal tuo organismo.

Dolore osteoarticolare

I dolori osteoarticolari interessano ossa, cartilagine, legamenti e tendini e sono

causati da traumi esterni (come cadute e contusioni), malattie specifiche o l’invecchiamento

dei tessuti. I sintomi tipici sono infiammazione, gonfiore, forte percezione

di calore e limitazioni nel movimento. Durante la gravidanza lo scheletro si adatta

alla nuova condizione, pertanto tutte le articolazioni e i legamenti diventano più

“elastici”, e più di frequente si verificano disturbi quali cedimenti improvvisi alle ginocchia

e distorsioni alle caviglie. Il bacino si dilata di pochi millimetri, che sono a

volte sufficienti per provocare dolori anche molto intensi a livello pubico. Il dolore

osteoarticolare può essere causato anche da difetti nella postura dovuti alla crescita

del bambino nel tuo corpo. Dopo la 30esima settimana, è possibile la comparsa

di dolori intercostali: con l’avanzare della gravidanza, infatti, anche la cassa toracica

si dilata progressivamente, sottoponendoa sforzo le cartilagini costali. Per alleviare

il dolore è importante mantenere il busto eretto, eseguire esercizi mirati al rinforzo

dei muscoli addominali e del pavimento pelvico ed evitare il riposo a letto

prolungato. Qualora si renda necessario il ricorso alla terapia farmacologica, il farmaco

analgesico di prima scelta in gravidanza e in allattamento è il paracetamolo.

 

Epatogestosi

La colestasi intraepatica gravidica è un disturbo che colpisce il fegato. Il sintomo

principale è il prurito che si estende prima al palmo delle mani e alla pianta dei piedi,

poi a tutto il corpo. Il prurito si manifesta di solito a partire dal quarto mese. La colestasi

determina un accumulo di bile nel fegato. Tramite il sangue, i sali biliari in eccesso

raggiungono di tessuti dell’organismo,  provocando la sensazione di prurito.

La malattia insorge a causa di diversi fattori,genetici e ambientali. Anche i cambiamenti

ormonali della gravidanza possono contribuire.

La colestasi intraepatica gravidica aumenta il rischio di sofferenza fetale, parto

prematuro, bradicardia del feto (riduzionedella frequenza cardiaca), aborto spontaneo

e liquido amniotico tinto di meconio,il materiale cioè contenuto nell'intestino

del feto, di colore bruno-verdastro emesso dal bambino nei primi giorni di vita.

Per ridurre i rischi per il bambino, l’approccio migliore è il parto indotto alla 36a ,

37a, 38a settimana.

Durante la gravidanza, esegui esami accurati (quali ad esempio doppler all’arteria

ombelicale e non stress test), a cadenza settimanale, specie a partire dal settimo

mese.

La colestasi intraepatica gravidica scomparen di norma spontaneamente due e tre

settimane dopo il parto.

 

 

Emorroidi (malattia emorroidaria)

Le emorroidi sono piccoli cuscinetti di tessuto spugnoso ed estremamente vascolarizzato,

posizionati nel canale anale, il cui compito è permettere e favorire un’evacuazione

fisiologica e un'adeguata continenza delle feci e del gas. La malattia

emorroidaria (o “emorroidi”) si presenta quando, a causa di fenomeni degenerativi

dei tessuti e dei mezzi di sostegno naturale degli stessi, le emorroidi prolassano

progressivamente verso l'esterno. Nelle donne esiste un picco d'incidenza legato

alla gravidanza: durante questo delicato periodo, infatti, diversi fattori possono influenzare

la comparsa o l'aggravamento di questa patologia (in particolare le alterazioni

ormonali, l'effetto meccanico dovuto all'ingombro del feto che cresce, l'aumento

della pressione intraddominale durante il parto). Sono piuttosto comuni le

cosiddette emorroidi post-partum, che compaiono a seguito di spinte particolarmente

intense durante il parto naturale; si tratta di un fenomeno meccanico, che

nella quasi totalità dei casi regredisce spontaneamente entro qualche mese. Per

ridurre il dolore e l’irritazione cerca di rendere più soffici le feci bevendo molti liquidi,

assumendo alimenti ricchi di fibre e facendo bagni tiepidi per dieci minuti. Se

il dolore è intenso, il medico potrà prescriverti il paracetamolo o pomate contenenti

anestetico da applicare localmente. Non ci sono dati sulla sicurezza d’uso dei farmaci

a base di flavonoidi in allattamento, quindi è preferibile non utilizzarli.

 

Esposizione paterna ai farmaci

L'assunzione di alcune sostanze da parte del’uomo può alterare le caratteristiche

chimiche del liquido seminale e il numero, la forma e la motilità degli spermatozoi,

con possibile riduzione della fertilità. Ad oggi non vi sono invece evidenze che

l'assunzione di farmaci non mutageni (che non causano delle mutazioni o delle alterazioni

a carico del materiale genetico) in epoca preconcezionale o al momento del

concepimento induca l'insorgenza di malformazioni nel feto. Infatti, a differenza

della madre, la circolazione paterna non è direttamente in contatto con l'embrionefeto

in via di sviluppo. Inoltre non vi sono evidenze che i rapporti sessuali durante la

gravidanza siano un rischio per il feto,  data la minima quantità di farmaco presente

nel liquido seminale.

In caso di esposizione a farmaci potenzialmente mutageni, quali quelli utilizzati nella

chemioterapia per il trattamento di neoplasie, è consigliabile attendere almeno

tre-sei mesi dopo la sospensione della terapia prima di intraprendere una gravidanza.

Tale indicazione è valida anche in caso di terapia con Metotrexate e Azatioprina/

6-Mercaptopurina, farmaci utilizzati nella terapia di diverse malattie autoimmunitarie.

Ad oggi tuttavia non vi è alcuna evidenza di un rischio aumentato di malformazioni

nei figli di uomini precedentemente trattati con farmaci antitumorali.

 

 

Esposizione pre-concezionale

a farmaci antiblastici

Si stima che in Italia vengano diagnosticati ogni anno circa 160.000 nuovi casi di tumori

maligni nelle donne, il 3% dei prima dei 40 anni, quindi in età fertile.

I più comuni sono il carcinoma mammario, il carcinoma della tiroide, il melanoma, il

carcinoma della cervice e quello del colon retto.

Trattamenti come la chemioterapia sono associati a un elevato rischio di infertilità

temporanea o permanente, variabile in funzione della classe del farmaco, della dose,

del tempo di esposizione, dell’età, dei pregressi trattamenti per infertilità.

Febbre

La febbre è un aumento della temperatura corporea provocato da diverse cause cui

possono essere associati brividi di freddo, senso di calore e forte sudorazione. Durante

la gravidanza, lievi aumenti della temperatura corporea sono normali, per

via dell’azione del progesterone, l’ormone femminile, che genera maggior calore corporeo.

Questo tipo di variazione non è dannosa per te e per il tuo bambino. Se

hai febbre alta (superiore ai 38 gradi) consulta il tuo medico per un approfondimento

diagnostico. Con la febbre, infatti, si possono determinare anche contrazioni

dell’utero. La febbre è in genere sintomo di un’infezione. La terapia dovrebbe essere

messa in atto dopo una diagnosi delle cause. Anche se la causa non è identificata,

quando la febbre è alta è necessario iniziare una terapia antibiotica empirica

prima del risultato dell’esame di sangue.

Tra gli antipiretici (antifebbrili), il paracetamolo è il farmaco di prima scelta sia in

gravidanza che in allattamento. Tra gli antibiotici, se indicati, l’amoxicillina e l’ampicillina

(penicilline) sono i farmaci di prima scelta in gravidanza e in allattamento.

L’acido acetilsalicilico e l’ibuprofene sono da evitare nel terzo trimestre di gravidanza.

In allattamento l’acido acetilsalicilico ad alte dosi è controindicato mentre

sono da evitare nimesulide e piroxicam.

Ipertensione cronica

È la condizione in cui la pressione del sangue è superiore a 140/90 mmHg prima

della gravidanza, o prima della 20a settimana di gravidanza o dopo 6-12 settimane

dal parto. L’ipertensione essenziale (non dovuta a fattori secondari come patologie

a carico di alcuni organi) è responsabile del 90% dei casi di ipertensione

cronica associata alla gravidanza; ma l’ipertensione cronica può essere conseguenza

di altre condizioni, quali nefropatie (malattie dei reni), diabete con danno vascolare,

malattie del tessuto connettivo con interessamento vascolare (tra cui

lupus eritematoso sistemico e sclerodermia), feocromocitoma (tumore ai surreni,

le ghiandole collocate nella parte superiore del rene) e trapianti. L’ipertensione

nel corso della gravidanza può svilupparsi come risultato della gravidanza stessa o a

seguito di un’ipertensione preesistente.

Può essere “lieve” (con pressione arteriosa inferiore a 160/110) o “severa” (con pressione

arteriosa superiore a 160/110).

L’ipertensione cronica accresce il rischio di distacco della placenta, di riduzione della

crescita del tuo bambino e di preeclampsia.

Prima della gravidanza, valuta assieme al tuo medico la gravità dell’ipertensione e

segui le sue indicazioni sui farmaci da assumere e gli eventuali cambiamenti dello

stile di vita.

Conduci una dieta povera di sale, ma ricca di cereali integrali, frutta e verdura, latticini

magri e carne per assumere calcio, magnesio e potassio, minerali utili a mantenere

la pressione sotto i livelli di guardia.

Non fare uso di bevande alcoliche e tabacco.

Mal di testa

Nella più ampia e generica definizione di “mal di testa” possono rientrare disturbi di

diverso tipo come la cefalea tensiva o l’emicrania.

LA CEFALEA DI TIPO TENSIVO è una patologia caratterizzata da episodi di dolore gravativo-

costrittivo al capo, di solito bilaterale, di intensità lieve-media e la cui durata può

variare da alcuni minuti a giorni. A seconda della frequenza degli episodi, si distingue

una forma episodica e una forma cronica.

L’EMICRANIA è una malattia caratterizzata da ricorrenti attacchi di mal di testa associati

spesso a nausea, vomito, avversione alla luce (fotofobia) ed eccessiva sensibilità

verso suoni e rumori (fonofobia). Nella maggior parte delle future mamme i sintomi

dell’emicrania si attenuano e scompaiono dopo i primi tre mesi di gravidanza.

Per questo motivo la terapia può essere modificata nel corso della gravidanza fino

alla sua sospensione. La terapia di prima scelta per il mal di testa è non farmacologica:

agopuntura, riposo, biofeedback, massaggio, tecniche di rilassamento, evitare

i fattori ambientali scatenanti. Per l’attacco acuto l’analgesico di scelta in

gravidanza e in allattamento è il paracetamolo.

Qualora si presentino 3 o più attacchi particolarmente invalidanti al mese, il

medico potrebbe prescriverti una terapia profilattica (a base di amitriptilina). Se

l’approccio non farmacologico all’emicrania non si rivela efficace, il medico potrà

prescriverti beta-bloccanti a basse dosi, per emicrania senza aura (non preceduta

cioè da sintomi irritativi tipici, spesso di natura visiva, che vengono definiti "aura")

o amitriptilina, per emicrania senza e con aura.

 

 

Malattie infiammatorie

croniche intestinali

LA RETTOCOLITE ULCEROSA è un’infiammazione del colon-retto, l’ultima parte dell’intestino.

Le lesioni si limitano alla superficie dell’intestino (mucosa) e possono provocare

sanguinamenti, diarrea, dolori addominali e al basso ventre.

IL MORBO DI CROHN, invece, può colpire tutto il canale alimentare (dalla bocca all’ano)

non limitandosi alla sola mucosa. Le lesioni sono più profonde e si possono formare

fistole o ascessi nella zona dell’ano.

I sintomi sono dolori addominali, sangue nelle feci, diarrea e, qualche volta, febbre.

Se la malattia è in fase di attenuazione al momento del concepimento, nella maggior

parte dei casi (circa due terzi) durante la gravidanza non ci sono peggioramenti

e, se si verificano, sono di solito di lieve entità e rispondono alle terapie. Se la malattia

è in fase attiva al momento del concepimento, le riacutizzazioni sono più

frequenti durante la gravidanza e vi è un rischio maggiore di parti prematuri e di

basso peso alla nascita. Trascorsi i primi tre mesi di gravidanza, tuttavia, si assiste

comunque a un miglioramento.

La terapia farmacologica si avvale di diversi tipi di farmaci, somministrati in mono

o politerapia, a seconda del tipo e della gravità della patologia, della riacutizzazione

e della risposta soggettiva.

Tutti i farmaci generalmente in uso nel trattamento delle malattie infiammatorie

croniche intestinali, a eccezione dei probiotici, sono stati associati a possibili reazioni

avverse nel lattante; se allatti al seno, il tuo medico ti prescriverà i farmaci

solo se clinicamente necessari e, possibilmente, in dosi frazionate.

Mal di pancia

Gastralgia e pirosi gastrica sono termini medici per definire il mal di stomaco e i

bruciori di stomaco. Nel dettaglio, la gastralgia è un dolore localizzato all’epigastrio,

la regione compresa tra costole e ombelico. La pirosi, invece, è la sensazione

di bruciore che si espande dallo stomaco all’esofago, e talora fino alla gola, a

causa della risalita dei succhi gastrici. I bruciori allo stomaco sono indisposizioni

molto frequenti in gravidanza, specie negli ultimi 3 mesi, perché l’utero aumenta di

volume e preme sullo stomaco, facilitando così la risalita dei succhi gastrici nell’esofago.

La causa più comune è la riduzione del tono muscolare della parete gastrica e

dell’anello gastroesofageo, che consente la risalita degli acidi. Modifica la tua dieta

e il tuo stile di vita: assumi più fibre e bevi di più, riduci la caffeina, non bere alcolici

e non fumare (abitudini da evitare sempre in gravidanza!), fai pasti piccoli e frequenti,

evita cibi grassi, non mangiare tardi la sera o poco prima di andare a

letto, dormi a pancia in su, con il torace sollevato da cuscini o con la testa del letto

rialzata, per non far risalire gli acidi gastrici.

Nella maggior parte dei casi i disturbi sono lievi, risolvibili e si manifestano

in genere quando ci si china in avanti o si è sotto sforzo. Solo talora puoi ricorrere

all’uso dei farmaci sotto il diretto controllo del tuo medico. In gravidanza i farmaci di

prima scelta solo gli antiacidi: in genere si prediligono i preparati di magnesio e

vanno evitati i prodotti ad alto contenuto di sodio. In caso di sintomi gravi e di resistenza

alla terapia con antiacidi, il tuo medico ti prescriverà il farmaco più idoneo. Il

farmaco di scelta è la ranitidina, se è necessaria la terapia con antagonisti del recettore

H2; l’omeprazolo se è necessaria la terapia con inibitori di pompa protonica.

In allattamento, tra gli antiacidi si preferiscono quelli che non contengono alluminio,

tra gli inibitori di pompa protonica,l’omeprazolo e il pantoprazolo; tra gli antagonisti

del recettore H2, la famotidina ela nizatidina, in quanto si concentrano

meno nel latte materno.

 

 

Minaccia d’aborto

Per minaccia d’aborto si intende un sanguinamento vaginale, di solito non accompagnato

da dolore pelvico, che si verifica entro la 24esima settimana di una gravidanza

in evoluzione senza dilatazione cervicale.

È un episodio abbastanza frequente nel primo trimestre, interessando

il 14-21% di tutte le gravidanze. Nel primo trimestre le cause possono essere

genetiche, legate a patologie materne o ad abuso di alcolici, fumo e droghe. È consigliabile

riposo a letto e astinenza dai rapporti sessuali. I trattamenti possono

essere specifici, se la causa è stata individuata, o non specifici in caso contrario, e

prevedono interventi non farmacologici, farmacologici e chirurgici.

Morbillo

È una malattia infettiva virale che si trasmette da persona a persona mediante le

goccioline respiratorie diffuse con tosse o starnuti. Ha un periodo di incubazione di

8-14 giorni. I sintomi sono: tosse secca, raffreddore, congiuntivite e febbre che diventa

progressivamente sempre più alta.

A livello cutaneo, invece, compaiono dapprima delle macchie bianche all’interno

della bocca (mucosite); di seguito si formano dei puntini rossi dietro le orecchie e

sulla fronte, che solo successivamente si propagano su tutto il resto del corpo. Il

morbillo è diagnosticato in base ai sintomi oppure eseguendo l’esame del sangue.

Non esiste una cura specifica contro questo tipo di infezione.

Se non hai mai contratto il morbillo, puoi prevenire l’insorgenza della malattia e i

possibili effetti sul tuo bambino, mediante il vaccino che deve essere fatto prima del

concepimento. Esiste, infatti, un vaccino trivalente anti-morbillo, anti-parotite e

anti-rosolia, costituito da virus vivi attenuati, chiamato vaccino “MPR”.

Per una donna in gravidanza, non vaccinata e a rischio contagio, è bene assumere,

entro 6 giorni dal contatto con una persona affetta, anticorpi specifici contro

il virus del morbillo. Non è chiaro, tuttavia, se questo genere di prevenzione diminuisca

il rischio di complicanze per la mamma e il bambino.

Il morbillo contratto in gravidanza aumenta il rischio di complicanze per la

mamma. Durante i primi 6 mesi, aumenta il rischio di aborto spontaneo e parto prematuro.

Contrarre l’infezione poco prima del parto può aumentare il rischio di infezione

alla nascita per il tuo bambino.

Nausea e vomito

La nausea e il vomito non sono malattie,  ma condizioni piuttosto comuni in gravidanza.

Il 50-90% delle future mamme, infatti,vive questi stati in modo

temporaneo. La nausea e il vomito in gravidanza si presentano, per la maggior

parte dei casi, solo nei primi tre mesi. Nel 60% dei casi i disturbi si risolvono entro la

dodicesima settimana; nel 30% entro la ventesima, mentre solo nel 10% persistono

fino al parto. Vomito e nausea si manifestano in modo variabile: dalla semplice

forma mattutina al vomito che persiste tutta la giornata. Nausea e vomito

possono essere anche complicanze di patologie croniche o di patologie che si presentano

durante la gravidanza o in corso di allattamento. Prova a utilizzare una

serie di accorgimenti dietetici: fai pasti salati piccoli e frequenti, assumi spesso piccole

quantità di acqua durante la giornata, evita cibi grassi e piccanti, preferendo alimenti

ad alto contenuto di proteine e di carboidrati. Riduci le attività stressanti. Se

questi accorgimenti non risultassero efficaci, il tuo medico potrà prescriverti i farmaci

indicati per il tuo stato.

Patologie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari colpiscono il cuore e/o i vasi sanguigni. Nel mondo,

specie nei Paesi industrializzati, le malattie cardiovascolari costituiscono la prima

causa di morte. Uno stile di vita caratterizzato da fumo, uso di droghe e alcol,

obesità, sedentarietà e una dieta scorretta aumenta il rischio di disturbi cardiovascolari.

Sono malattie cardiovascolari: le cardiopatie congenite, le patologie valvolari

congenite e acquisite, le cardiomiopatie e le aritmie cardiache.

Esiste il rischio di complicanze anche gravi per te e per il tuo bambino, se la tua malattia

cardiovascolare è particolarmente seria.

I periodi più delicati in gravidanza sono quelli tra il settimo e il nono mese, durante

il travaglio, il parto e dopo il parto.

In caso di cardiopatia, programma la tua gravidanza ed esegui prima del concepimento

un’attenta valutazione cardiologica con ecocardiografia e prova da sforzo.

Inizia una terapia con Acido Folico 1-3 mesi prima del concepimento, continuando

l’assunzione almeno fino al terzo mese di gravidanza.

Durante la gravidanza,esegui esami cardiologici ed ecocardiografici.

Monitora lo stato di salute e la crescita del tuo bambino, attraverso

ecografie ed esami morfologici.

In caso di malattie genetiche o malformazioni cardiache presenti dalla nascita, esegui

una consulenza genetica per valutare il rischio di insorgenza della malattia nel

tuo bambino.

Dopo il parto, fai controlli scrupolosi e segui le indicazioni del tuo cardiologo.

Raffreddore

È un’infiammazione del naso e della faringe (rinofaringite). I sintomi del raffreddore

sono congestione nasale, starnuti,catarro, mal di gola, tosse, mal di testa e

senso di stanchezza. Il raffreddore è causato da diversi tipi di virus, più frequentemente

i Rhinovirus. Si trasmette da persona a persona per via aerea oppure

mediante contatto diretto con secrezioni infette. Generalmente si risolve in modo

spontaneo, ma, talora, a causa di infezioni batteriche, può complicarsi e provocare

altre malattie, tra cui otiti, sinusiti, faringiti, bronchiti e polmoniti.

Il raffreddore è una delle infezioni più comuni in gravidanza. Non esistono farmaci

specifici, per questo motivo, le cure agiscono solo sui sintomi.

Gli antibiotici devono essere assunti, su indicazione del medico, presi in caso di infezione

dovuta a batteri (ad esempio bronchite).

Gli spray nasali e i decongestionanti orali possono essere usati saltuariamente, in

quanto se presi ad alte dosi e in modo ripetuto,  possono interferire con la circolazione

utero-placentare.

In gravidanza il paracetamolo è il farmaco di prima scelta; è da evitare la somministrazione

in associazione con pseudoefedrina, aspirina o altri FANS. Acido

acetilsalicilico e ibuprofene sono da evitare nel terzo trimestre di gravidanza per gli effetti

sulla circolazione fetale.

L’uso cronico di decongestionanti topici e orali in gravidanza, ad alte dosi e in somministrazioni

ripetute, è sconsigliato per i possibili effetti vasocostrittori sulla circolazione utero-placentare.

È possibile l’uso in allattamento per brevi periodi e alle dosi consigliate.

Durante l’allattamento l’acido acetilsalicilico ad alte dosi è controindicato e sono da

evitare nimesulide e piroxicam; sono inoltre sconsigliati gli antistaminici di prima

generazione per il loro effetto sedativo; l’uso di decongestionanti topici e orali è

possibile per brevi periodi e alle dosi consigliate.

Rinite allergica

La rinite allergica è una malattia infiammatoria del naso causata dalla reazione di

particolari anticorpi nei confronti di sostanze di solito innocue, come ad esempio

i pollini o gli acari della polvere. I sintomi più comuni sono: prurito, ostruzione, starnuti,

intasamento delle vie respiratorie, mal di testa, lacrimazione e arrossamento

agli occhi. Più del 20% delle future mamme soffre di rinite allergica. I sintomi

possono peggiorare in corso di gravidanza a causa dei cambiamenti ormonali. Il trattamento

della rinite allergica consiste nell’eliminare/evitare gli allergeni che scatenano

la sintomatologia e nella terapia farmacologica. Di norma, in caso di sintomi

lievi e/o di breve durata non è necessario ricorrere a medicinali. In caso

contrario il medico ti prescriverà i farmaci più adatti: antistaminici, cortisteroidi

o decongestionanti. L’uso cronico di decongestionanti topici e orali in gravidanza,

ad alte dosi e in somministrazioni ripetute, è sconsigliato per i possibili effetti

vasocostrittori sulla circolazione utero-placentare.

È possibile l’uso in allattamento per brevi periodi e alle dosi consigliate.

Rosolia

È una malattia infettiva, contagiosa e si trasmette da persona a persona mediante

le goccioline respiratorie diffuse dal paziente.

I sintomi durano 5-10 giorni e consistono in piccole macchie cutanee color

rosa, dolore articolare, leggera febbre, mal di testa, occhi arrossati, lievi gonfiori dei

linfonodi alla base della nuca, dietro le orecchie e sul retro del collo. Le macchioline

compaiono prima dietro le orecchie, poi sulla fronte e il volto e alla fine su tutto

il corpo. La malattia ha un’incubazione di 2-3 settimane prima della comparsa dei

sintomi. La rosolia è diagnosticabile mediante la comparsa dei sintomi appena descritti,

ma anche tramite esami del sangue, ricercando gli anticorpi specifici

del virus.

La rosolia è pericolosa se contratta durante la gravidanza perché può portare

gravi conseguenze al bambino.

Con il Rubeotest puoi conoscere se hai giàavuto la rosolia. Per questo motivo, il test

è consigliato prima di intraprendere una gravidanza. Il contagio tra mamma e figlio

avviene tramite il sangue, quando il virus è in circolo nel corpo materno.

Se la mamma contrae la rosolia nei primi tre mesi di gravidanza, ci sono rischi più

alti per il bambino. Tra il quarto e il sesto mese i rischi sono più bassi.

Se il bambino ha contratto la rosolia, devi sottoporti ad accurate ecografie ed ecocardiografie.

Non tutti i difetti causati dalla rosolia, però, possono essere scoperti

dall’ecografia.

La gestione della gravidanza di donne con rosolia è complessa, per questo è necessaria

la collaborazione tra diversi specialisti: infettivologo, ginecologo, genetista,

teratologo, neonatologo e pediatra.

Sciatalgia

La sciatalgia o sciatica è un’infiammazione del nervo sciatico e provoca forti dolori alla

gamba. Il dolore colpisce la parte posteriore della coscia, ma può interessare

l’anca e il gluteo e raggiungere il retro del polpaccio e del piede. Specie per le gravidanze

in età matura, la postura e il peso del bambino possono creare tensione muscolare

e compressione delle vertebre. E’ possibile alleviare i dolori dovuti alla sciatica

mediante trattamenti non farmacologici. Tra questi: fisioterapia, cintura di

sostegno lombare e addominale specifica per la gravidanza, agopuntura, yoga e tecniche

di rilassamento. Se fosse necessaria una terapia antidolorifica per lenire una

sintomatologia acuta e persistente, il paracetamolo è il farmaco di prima scelta sia

in gravidanza che in allattamento. L’acido acetilsalicilico, l’ibuprofene e l’indometacina

(FANS) sono farmaci di seconda scelta, da utilizzare per brevi periodi e al

dosaggio minimo efficace in caso di resistenza alla terapia con paracetamolo, ma

da evitare nel terzo trimestre di gravidanza per gli effetti sulla circolazione fetale.

In allattamento l'acido acetilsalicilico ad alte dosi è controindicato e sono da

evitare il nimesulide e il piroxicam.

Stipsi

La stipsi, detta anche stitichezza o costipazione, è caratterizzata da un’evacuazione

meno frequente delle feci e/o da una difficoltà fisica nello svuotamento

dell’intestino. Le feci sono spesso dure, si prova una sensazione di incompleta evacuazione,

la defecazione è dolorosa e richiede sforzo. Si parla di stipsi se la

frequenza delle feci è inferiore a 3 volte nell’arco di una settimana. La stipsi può

comparire o peggiorare in gravidanza perché è un disturbo tipico della gestazione

per cause ormonali e fisiche. Il progesterone, infatti, agevola l’andamento della

gravidanza, ma riduce la capacità di contrazione dei muscoli. Per questo motivo

anche il transito intestinale rallenta, aggravando o generando la stitichezza. L’utero,

inoltre, aumenta di volume e preme sul tratto finale dell’intestino, ostacolando il

passaggio delle feci.

Modifica la tua dieta e il tuo stile di vita. Solo talora puoi ricorrere all’uso dei farmaci

sotto il diretto controllo del tuo medico.

La terapia farmacologica include in ordine di rapporto rischio-beneficio: lassativi

formanti massa, (psyllium, agar, metilcellulosa, carbossicellulosa); lassativi

osmotici (tra cui lattulosio o macrogol 4000); derivati antrachinonici (aloe, rabarbaro,

senna). Gli effetti stimolanti dei lassativi possono causare la comparsa di

contrazioni uterine.

Terapie odontoiatriche

La gravidanza rappresenta un momento critico per la salute orale. Le patologie più

frequenti sono sanguinamenti gengivali e gengiviti. Circa la metà delle donne con

gengivite preesistente alla gravidanza presenta frequenti episodi di aggravamento.

Una corretta igiene e l’esecuzione di controlli specialistici periodici rappresentano

la migliore terapia preventiva per la salvaguardia della tua salute orale.

Inoltre è importante ridurre l’eventuale reflusso di materiale acido proveniente dallo

stomaco, al fine di evitare l’erosione dello smalto. Alcune precauzioni che possono ridurre

al minimo i rischi per il feto consistono nell’evitare le radiografie nel I

trimestre e nell’eseguire cure odontoiatriche a partire dal II trimestre. Qualora si

rendesse necessaria una terapia farmacologica, in gravidanza e in allattamento i

farmaci di prima scelta sono, tra gli antibiotici, l’amoxicillina e l’ampicillina (penicilline),

tra gli analgesici, il paracetamolo.

L’acido acetilsalicilico e l’ibuprofene sono da evitare nel terzo trimestre di gravidanza.

In allattamento l’acido acetilsalicilico ad alte dosi è controindicato mentre

sono da evitare il nimesulide e il piroxicam.

Terapie cosmetiche

L’uso in gravidanza di prodotti per la cura della pelle non è stato ad oggi associato a

un aumento, rispetto all’atteso, di malformazioni congenite o di altri effetti sullo sviluppo

embrio-fetale. I cosmetici devono comunque essere usati con cautela, in particolare

quelli la cui composizione chimica non è specificata. Per numerosi composti

chimici in commercio vi sono tuttavia delle specifiche restrizioni all’utilizzo in gravidanza.

ACIDO RETINOICO - L’utilizzo topico di prodotti cosmetici contenenti acido retinoico

(utilizzati soprattutto nella preparazione dei prodotti per l’acne) va evitato durante la

gravidanza.

ACIDO GLICOLICO - L'acido glicolico è usato a livello topico come cheratolitico (scioglie lo

strato corneo dell’epidermide per combattere le ipercheratosi, cioè le callosità, le

verruche, ecc., e anche per la depilazione) ed è presente in molti cosmetici utilizzati

per trattare l'acne. Formulazioni a uso topico, quando strettamente necessarie,

possono essere utilizzate, in quanto solo una minima quantità di sostanza è assorbita

a livello sistemico.

AGENTI AUTOABBRONZANTI - Il diidrossiacetone è un additivo colorante presente in numerosi

prodotti autoabbronzanti utilizzati peri pollini o gli acari della polvere. I sintomi

più comuni sono: prurito, ostruzione, starnuti, intasamento delle vie respiratorie,

mal di testa, lacrimazione e arrossamento agli occhi. Più del 20% delle future

mamme soffre di rinite allergica. I sintomi possono peggiorare in corso di gravidanza

a causa dei cambiamenti ormonali. Il trattamento della rinite allergica consiste

nell’eliminare/evitare gli allergeni che scatenano la sintomatologia e nella terapia

farmacologica. Di norma, in caso di sintomi lievi e/o di breve durata non è necessario

ricorrere a medicinali. In caso contrario il medico ti prescriverà i farmaci

più adatti: cromoni, antistaminici, corti steroidi o decongestionanti. L’uso cronico di

decongestionanti topici e orali in gravidanza, ad alte dosi e in somministrazioni

ripetute, è sconsigliato per i possibili effetti vasocostrittori sulla circolazione utero-placentare.

È possibile l’uso in allattamento per brevi periodi e alle dosi consigliate.

CREMA ANTISMAGLIATURE - In gravidanza possono manifestarsi le cosiddette “striae gravidarum”.

In commercio vi sono molti tipi di creme che possono essere usate per

contenere tali effetti e tra le più usate sono quelle che contengono estratto di centella

asiatica, alfa-tocoferolo e idrolisati di elastina, anche se l’efficacia è correlata alla

struttura dei tessuti materni.

CREME SOLARI - Tali prodotti hanno un assorbimento locale e sistemico ridotto. Molte

creme solari hanno speciali filtri di protezione e sono utilizzate anche per prevenire

la comparsa di cloasma; non sono stati segnalati eventi avversi per esposizione in

gravidanza a tali creme ne la madre ne per il feto.

LAMPADE ABBRONZANTI - L’uso in gravidanza delle lampade abbronzanti va effettuato

con prudenza, perché il calore eccessivo potrebbe provocare nella donna cali di

pressione e sensazione di perdita di conoscenza (lipotimia). L’esposizione ai raggi ultravioletti

deve essere graduale e il tempo di esposizione limitato.

REPELLENTI PER INSETTI - Le donne in gravidanza dovrebbero evitare di recarsi nelle

zone endemiche per patologie infettive correlate alle punture di insetto. Tuttavia,

in caso di viaggi in tali regioni, sono necessarie alcune misure per prevenire le punture

di insetto, tra cui l’utilizzo di repellenti sulle zone della pelle esposte. Tra i prodotti

maggiormente utilizzati vi sono dietil-m-toluamide (DEET), Picaridina, P-mentano-3

,8-diolo (PMD). Data la tossicità del DEET, possono essere più appropriate, nelle zone

dove non vi è rischio di Malaria, alternative meno tossiche quali Picaridina e PMD.

TINTURE PER CAPELLI - L’utilizzo di tinture per capelli 3-4 volte durante la gravidanza non

ha dimostrato associazioni con un maggior rischio di effetti teratogeni sul feto. Ti consigliamo

comunque, quale norma generale, di evitare l’esposizione a tinture nel

primo trimestre di gravidanza.

TOSSINA BOTULINICA - Ad oggi l’iniezione di tossina botulinica a scopo cosmetico durante

la gravidanza non ha evidenziato un significativo aumento del rischio di anomalie

fetali e/o effetti tossici. Tuttavia, trattandosi di una tossina, è consigliabile

rimandare un eventuale trattamento a dopo il parto ed evitare iniezioni durante

l’allattamento in quanto non è certo a quali concentrazioni tale sostanza si ritrovi

nel latte materno.

 

 

Toxoplasmosi

È una malattia infettiva causata da un parassita chiamato Toxoplasma gondii che

vive nelle cellule degli uomini e degli animali (mammiferi, uccelli, rettili, molluschi).

L’infezione avviene attraverso l’alimentazione a base di carni crude provenienti da

animali infetti, latte non pastorizzato, o mediante contatto con terreni o alimenti

contaminati da feci di gatto o di altri animali infetti. Insaccati come prosciutto

crudo o bresaola, carne poco cotta e verdure non ben lavate sono le vie principali

di trasmissione della malattia all’uomo. I sintomi possono passare inosservati oppure

essere piuttosto comuni. La malattia, infatti, si può manifestare con ingrossamento

dei linfonodi, leggera febbre, stanchezza, mal di testa e mal di gola. La toxoplasmosi

è diagnosticata tramite un esame del sangue, chiamato Toxo-test che

permette di sapere se sono già presenti nel corpo gli anticorpi specifici. La persona

che ha contratto la toxoplasmosi resta protetta per tutta la vita, perché ha prodotto

anticorpi specifici all’infezione. Il Toxoplasma, infatti, rimane nell’organismo in

forma di “cisti” nei muscoli e nel cervello.

Se le difese del corpo diventano carenti, però, può tornare aggressivo e provocare

nuove infezioni. Se contratto in gravidanza, il toxoplasma può contagiare il bambino

attraverso la placenta, provocando malformazioni cheriguardano il sistema nervoso

 centrale,l’occhio, (infiammazione alla retina e allacoroide e cataratta), l’orecchio (sordità), il

fegato e la milza (epatosplenomegalia) e il sangue (anemia).

La gravità dei danni del contagio dipende dai mesi di gestazione. Se l’infezione

passa al bambino nei primi tre mesi, c’è un rischio maggire di aborto spontaneo e

gravi malformazioni. Specifici esami agli occhi (in particolare al fondo oculare) aiutano

a scoprire segni di infezione.

Se hai contratto la toxoplasmosi durante la gravidanza, la trasmissione al bambino

si può evitare mediante la somministrazionedi antibiotici.

Se dagli esami emerge che l’infezione è in corso, puoi effettuare l’amniocentesi per

stabilire se il contagio ha raggiunto il bambino.

Questo tipo di test è eseguito solo dopo la 18a settimana. Se dall’amniocentesi

risulta che il piccolo ha contratto la toxoplasmosi,la mamma si dovrà sottoporre

ad ecografie morfologiche più frequenti per monitorare la salute del bimbo.

Per prevenire l’infezione non mangiare insaccati come prosciutto crudo e bresaola;

mangia carne ben cotta ed evita di assaggiarla ,lava bene le mani sotto acqua corrente

dopo aver toccato la carne cruda; se ti dedichi al giardinaggio, lavati molto bene le mani

una volta terminate le attività nell’orto e in giardino. Lava la frutta fresca e gli ortaggi

in maniera accurata sotto acqua corrente.

Se hai un gatto o altri animali domestici delega la loro pulizia e quella dei loro spazi

(ad esempio la lettiera).

 

Trombosi

La trombosi venosa profonda è una malattia che causa coaguli di sangue (trombi)

nelle vene profonde dell’organismo e più spesso nelle gambe.

Durante e dopo la gravidanza, il rischio di trombosi è più elevato perché vi è una

maggior tendenza a formare coaguli nel sangue, un rallentamento del flusso sanguigno

e un danno della parete vascolare.

Dopo la gravidanza, si ha un maggior rischio di trombosi a causa dell’immobilizzazione

prolungata, della perdita di sangue durante il parto e dell’aumento di

concentrazione del sangue.

Fattori di rischio in gravidanza sono la trombofilia ereditaria e acquisita e condizioni

quali obesità, immobilizzazione, taglio cesareo, infezioni o fumo.

Il farmaco anticoagulante di scelta durante la gravidanza è l’eparina non frazionata

o a basso peso molecolare (LMWH low molecular weight heparin). Le eparine

a basso peso molecolare sono farmaci più maneggevoli rispetto all’eparina non frazionata,

sono più stabili ed hanno una biodisponibilità ed una durata d’azione maggiore.

Controindicati in gravidanza in quanto teratogeni sono gli anticoagulanti orali antagonisti

della vitamina K. La terapia anticoagulante va continuata per almeno

6 settimane dopo il parto o per almeno 3 mesi in totale.

Coliche renali.

 

È la presenza di calcoli nell’apparato urinario e quindi in reni, ureteri, vescica e

uretra. La malattia è nota anche con il nome di “calcolosi urinaria”. I sintomi più

comuni sono il dolore addominale che si estende fino all’inguine, la nausea, la difficoltà

nell’urinare (disuria), la presenza di sangue nelle urine (ematuria), la febbre,

il vomito e il malessere generale.

Nelle future mamme la calcolosi urinaria è la causa più frequente di dolore addominale

di origine non ostetrica che richiede il ricovero in ospedale.

Nell’80-90% dei casi, la calcolosi urinaria è diagnosticata dopo il terzo mese.

Con i calcoli al rene, c’è un rischio maggiore di parto cesareo, rottura prematura

delle membrane (rottura prematura “delle acque”), parto pre-termine, disturbi legati

alla pressione alta e diabete gestazionale.

Nella maggior parte dei casi, la calcolosi si risolve grazie alle cure mediche che prevedono

riposo, idratazione endovenosa e farmaci contro i dolori e riducono il rischio

di danno renale, sepsi e parto pre-termine.

In alcuni casi, i calcoli non vengono eliminati, e se non provocano dolore, si può

decidere di rimandare eventuali interventi chirurgici. L’operazione in gravidanza è riservata

alle pazienti che non hanno ottenuto benefici dalle cure mediche.

Vaginite

La vaginite è l’infiammazione acuta o cronica della vagina. Si parla di vulvo-vaginite,

invece, quando l’infiammazione coinvolge oltre la vagina anche la parte

esterna dell’apparato genitale femminile (vulva). La causa dell’infiammazione può

essere infettiva o non infettiva.

Le vaginiti sono molto frequenti in gravidanza e nel post-parto in quanto le variazioni

ormonali associate determinano modificazioni della mucosa vaginale che

ne favoriscono l'insorgenza.

I sintomi possono essere più o meno intensi e sono principalmente legati allo

stato irritativo: bruciore, prurito vulvo-vaginale, perdite liquide o semiliquide; alcune

vaginiti possono tuttavia essere asintomatiche.

Prima di iniziare una gravidanza, fai degli esami specifici per eliminare eventuali batteri

pericolosi.

L’infezione può essere rivelata grazie all’analisi dei sintomi, ma anche mediante

tampone vaginale con antibiogramma (un esame che permette di individuare l’antibiotico

più adatto) e test di laboratorio.

Tieni presente che alcune infezioni, in particolare quelle da Micoplasmi, possono

propagarsi all'utero, alle tube e quindi alle ovaie, provocando infertilità.

Alcuni tipi di infezione possono essere contratte dal bambino durante il parto. Le

infezioni batteriche devono essere curate in modo adeguato per prevenire complicazioni

durante la gravidanza, tra cui il rischio di aborto.

Una corretta igiene intima assieme al trattamento a base di farmaci, cura la vaginite

con migliori risultati. Per questo motivo, indossa indumenti traspiranti (slip di cotone)

ed evita indumenti troppo attillati, di nylon o perizoma. Non indossare abbigliamento

intimo durante la notte può aiutare la guarigione.

Alcune infezioni sono a trasmissione sessuale e quindi anche il partner deve essere

sottoposto a trattamento per prevenire eventuali recidive.

L'assunzione di antibiotici può alterare la naturale flora batterica che colonizza la vagina

e permettere un'infezione opportunistica (causata da patogeni in organismi

con sistema immunitario compromesso).

In caso di infezione, la terapia farmacologica si basa sulla somministrazione locale

o sistemica di antibiotici o antimicotici specifici per l'infezione in corso in gravidanza.

Un corretto trattamento porta alla guarigione, dunque è molto importante che

venga effettuata la diagnosi, riconosciuto il microorganismo coinvolto e che la terapia

sia seguita con cura.

Per le vaginiti da reazione allergica può essere indicato l'uso di Cortisone e Antistaminici;

inoltre deve essere immediatamente sospeso l'uso della sostanza

che ha causato l'irritazione.

In caso di vaginiti atrofiche (infiammazione della mucosa vaginale con progressiva

diminuzione tissutale dell’apparato riproduttivo femminile) può essere indicato

l'uso di un lubrificante vaginale idrosolubile per alleviare il dolore durante il

coito.

 

 

Varicella

Durante la gravidanza è raro contrarre per la prima volta la varicella, perché il 95-97%

della popolazione adulta è immune.

Se non hai mai contratto la varicella, puoi prevenire l’insorgenza della malattia e i

possibili effetti sul tuo bambino, mediante il vaccino prima del concepimento.

La varicella è una malattia infettiva causata dal virus Varicella zoster (Vzv), della

famiglia degli Herpes virus. È contagiosa e colpisce i bambini tra i 5 e i 10 anni. Ha

un periodo di incubazione di 2 o 3 settimane e guarisce nell’arco di 7-10 giorni.

Inizia con la formazione di piccole bolle rosa pruriginose (papule), che diventano

dapprima piccole vesciche, poi pustole e alla fine croste. Le papule compaiono su

testa, viso, braccia, busto e gambe. Altri sintomi sono febbre, mal di testa e malessere

generale. La malattia si trasmette mediante le goccioline respiratorie diffuse

dal paziente con tosse o starnuti o per contatto diretto con le lesioni cutanee. Il

virus rimane nel corpo per tutta la vita, anche se nascosto. Può riattivarsi a distanza

di anni specie in periodi di forte stress, generando l’Herpes Zoster, noto

come “Fuoco di Sant’Antonio”, che si manifesta con vescicole al torace e forti dolori.

La più frequente complicanza è la polmonite. La varicella è diagnosticata in

base ai sintomi e tramite esami del sangue.

Se viene contratta dalla mamma all’inizio della gravidanza (nei primi sei mesi), l’infezione

può trasmettersi al bambino causando danni (sindrome fetale da varicella)alla

pelle, sviluppo incompleto di braccia e gambe, difetti al sistema nervoso centrale

e alla vista (cataratta e alterazioni alla cornea).

Nei casi più gravi, si può anche verificare aborto spontaneo. Se contrai l’infezione

dopo la 24a settimana, il bambino nei primi anni di vita può essere affetto

da varicella (senza sintomi evidenti) e herpes zoster. Se contrai la varicella

 5 -7 giorni prima o dopo il parto, il bambino può sviluppare una forma grave di varicella

con problemi al cuore, ai polmoni, al fegato e alla milza. Per scoprire se il bambino

ha contratto la varicella, dopo la 20° settimana si ricerca la presenza del virus

nel liquido amniotico. In caso di esito positivo, devi sottoporti ad accurate ecografie

ed ecocardiografie.

Non tutti i difetti causati dalla varicella, però, possono essere scoperti dall’ecografia.

Dr. Ruggero Trevisan
Via Trieste, 14 
36061 Bassano del Grappa

Tel. 0424/512206

 

Cell. 334/951.25.52

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Il Dr. Ruggero Trevisan, Specialista in Ostetricia e Ginecologia. 

E' Direttore della Struttura Semplice di Diagnosi Prenatale presso l'Ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa (Vicenza). 

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