Dr. Ruggero Trevisan Medico Chirurgo Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Dr. Ruggero TrevisanMedico Chirurgo Specialista in Ostetricia e Ginecologia

 

Toxoplasmosi

 

La toxoplasmosi è una malattia dovuta alla trasmissione da animali del Toxoplasma gondii, un protozoo intracellulare obbligato. E’ un organismo molto diffuso  che esiste in tre forme: l’oocita che viene escreto dalle feci dei gatti infetti, la forma proliferativa e la forma cistica che si trova nei tessuti di altri animali.

Il gatto, che è l’ospite definitivo, viene infettato per ingestione di carne infetta. Le oocisti escrete con le feci sono infettive e possono essere isolate dal terreno frequentato dai gatti.

L’organismo in natura si trova in altri ospiti accidentali quali animali carnivori, onnivori ed erbivori (alcuni mammiferi, uccelli ed in qualche rettile).

 

 L’infezione viene trasmessa per via orale mediante cibi poco cotti o carni crude, contenenti le cisti.

 

Il congelamento a –20 °C o la cottura a 66 °C della carne rende le cisti non infettive.

 

Si calcola che il 50/60% delle donne in età fertile potrebbe essere suscettibile di infezione primaria da toxoplasma.

L’incidenza di toxoplasmosi congenita è di 3-6 casi per 1.000 nati nei paesi ad alto rischio per questa infezione, 1-2 casi per 1.000 nei paesi a basso rischio.

 

 

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Trasmissione materno-fetale


 

La percentuale di trasmissione dalla madre al feto aumenta dal 20% nel 1 trimestre  al 54% nel 2 trimestre  e al 64% nel  3° trimestre.

Queste differenze sembrano dovute al diversa permeabilità della placenta nelle varie fasi della gravidanza. Complessivamente il rischio di trasmissione è mediamente del 40%.

La gravità del danno fetale è direttamente proporzionale all’età gestazionale al momento dell’infezione: quanto è più precoce l’infezione gravidica tanto più grave sarà il danno fetale; i casi clinicamente sintomatici di toxoplasmosi congenita riguardano quasi esclusivamente i feti infetti prima della 26° settimana.

 

Quadro clinico


 

Infezione materna

 

L’infezione nella donna gravida decorre per lo più in modo asintomatico; quando diventa sintomatica la manifestazione più comune è un ingrossamento dei linfonodi , senza febbre, accompagnata da stanchezza  e cefalea.

 Il rischio di infezione fetale non è correlato  con la gravità dell’infezione materna, il che non facilita l’approccio terapeutico per queste pazienti.

 

Infezione fetale.

 

 

L’esito per un feto  di un’infezione materna da toxoplasmosi comprende tutte le possibilità: dalla normalità alla morte in utero.

Le tre manifestazioni cliniche più tipiche sono costituite da corioretinite, idrocefalo e calcificazioni intracraniche, ma tali sintomi sono presenti solo nel 10-30% dei casi, mentre più del 75% dei neonati è asintomatico alla nascita ma può presentare sintomi più tardivamente. Altre possibili manifestazioni di infezione fetale sono: ritardo di accrescimento endouterino e prematurità.

  I segni neurologici sono quelli che più gravemente caratterizzano l’infezione congenita; i più frequenti sono le convulsioni, il nistagmo, la microcefalia.

 Attualmente non vi sono parametri che permettano di prevedere l’esito dei neonati infetti asintomatici alla nascita, anche se i dati della letteratura indicano che le sequele più gravi si verificano nel neonato già sintomatico alla nascita. Per questo motivo è fondamentale proseguire con dei controlli clinici fino all’età scolare.

 

Toxoplasma

Diagnosi


 

   La diagnosi di infezione congenita si basa sull ‘esito del Toxotest (IgG e IgM).
La Polymerase Chain Reaction è una tecnica di amplificazione genetica utilizzata per diagnosticare l’infezione congenita da toxoplasmosi sul liquido amniotico o su sangue fetale.

 

In gravidanza

 

è sempre opportuno avere un test di screening prima dell’inizio della gravidanza .

 Nel caso di sospetta infezione gravidica è fondamentale indagare la sierologia materna per identificare l’epoca dell’infezione . Per datare l’inizio dell’infezione risulta utile il test di avidità delle IgG specifiche.

Al fine di valutare gli eventuali segni di infezione fetale come ascite, ventricolomegalia, calcificazioni intracraniche, aumento del peso placentare, è opportuno effettuare un esame ecografico ogni 15-30 giorni. Dopo almeno 20-30 giorni dal contagio, per evitare falsi negativi, andrebbe effettuata una amniocentesi con ricerca del DNA mediante tecniche di amplificazione genetica (PCR).

 

Nel neonato

 

Alla nascita, per valutare la presenza di infezione congenita, il neonato dovrà essere sottoposto ad esame sierologico per valutare il titolo delle IgM e delle IgA.

L’infezione è certa ovviamente anche in caso di coltura positiva o positività con ricerca mediante PCR. È fondamentale eseguire un follow up sierologico fino all’età, in quanto alla nascita la ricerca delle IgA e delle IgM può essere negativa e la risposta anticorpale può essere ritardata nei bambini trattati.

Alla nascita il neonato dovrà essere sottoposto ad esame clinico, neurologico, oculistico e ad ecografia celebrale. Se l’infezione è certa, è opportuno eseguire anche esami strumentali quali, TAC o RMN encefalo, potenziali evocati uditivi, EEG.

Terapia


 

Madre

 

Nel sospetto di infezione deve essere instaurata terapia materna con spiramicina (900.000.000 UI/die) fino all’esclusione dell’infezione o fino al parto se l’infezione è confermata, in quanto è dimostrato che la terapia materna riduce fino al 60% la trasmissione fetale.

 

Neonato

 

Per il trattamento neonatale sono proposti diversi schemi terapeutici, nessuno dei quali si è dimostrato superiore rispetto agli altri.

 

Prevenzione


 

I metodi di prevenzione per ridurre l’incidenza della toxoplasmosi congenita sono diversi. È pertanto importante:

- prevenire l’infezione da oocisti secrete dai gatti (lavare la frutta e gli ortaggi prima del consumo, prevenire il contatto di mosche e scarafaggi con il cibo, disinfettare la lettiera del gatto con acqua bollente, utilizzare guanti durante il giardinaggio);
- prevenire l’infezione da carni, uova e latte (cuocere bene la carne, non toccare le mucosa di bocca o occhi mentre si maneggia la carne cruda, cuocere le uova, non bere latte non pastorizzato);
- prevenire l’infezione al feto (prevenire l’infezione materna, identificare le donne a rischio con test di screening, trattare le donne infette, identificare il feto infetto con ecografia, amniocentesi , funicolocentesi).

Dr. Ruggero Trevisan
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Il Dr. Ruggero Trevisan, Specialista in Ostetricia e Ginecologia. 

E' Direttore della Struttura Semplice di Diagnosi Prenatale presso l'Ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa (Vicenza). 

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